I procuratori serbi stanno esaminando le accuse secondo cui il ministro degli Esteri Marko Đurić e diversi ambasciatori serbi avrebbero ostacolato il voto della diaspora nelle elezioni parlamentari di domenica (25 ottobre), dopo le proteste relative al numero limitato di seggi elettorali all’estero. Separatamente, la procura ha archiviato ulteriori denunce presentate contro Đurić e alcuni alti funzionari, lasciando poco chiaro il rapporto tra i due procedimenti.

Le denunce riguardano presunti abusi d’ufficio, violazioni dei diritti elettorali e ostacoli allo svolgimento delle elezioni parlamentari anticipate, secondo l’emittente pubblica serba RTS. La procura aveva inizialmente avviato un procedimento in seguito alle denunce contro gli ambasciatori serbi in Slovacchia, Aleksandar Nakić, e negli Stati Uniti, Dragan Šutanovac, prima che venissero presentate nuove denunce contro altri diplomatici e funzionari.

Šutanovac è stato ministro della Difesa serbo dal 2007 al 2012 ed è stato in precedenza leader del Partito Democratico (DS | S&D), che ha guidato dal 2016 al 2018. È diventato ambasciatore della Serbia negli Stati Uniti nel maggio 2025, dopo aver diretto per sette anni il Council for Strategic Policy, un think tank con sede a Belgrado.

Durante la presentazione delle proprie credenziali, Šutanovac ha invitato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a visitare Belgrado e ha utilizzato lo slogan “Let’s Make Serbian-American Strategic Partnership Great Again!”, facendo eco al celebre motto politico del presidente statunitense.

Le ulteriori denunce riguardano gli ambasciatori Ana Hrustanović in Francia, Dragan Simeunović in Romania, Ivan Trifunović in Svizzera, Milan Ravić in Bulgaria, Nebojša Rodić in Montenegro, Rade Stefanović in Australia, Stefan Tomašević in Canada e Vladimir Marić negli Emirati Arabi Uniti. Le denunce riguardano inoltre Đurić e alcuni funzionari del ministero degli Esteri.

La procura per la criminalità organizzata ha dichiarato di aver richiesto alle istituzioni competenti di raccogliere le informazioni pertinenti, mentre secondo i resoconti la polizia sarebbe stata incaricata di effettuare verifiche urgenti.

Gli elettori della diaspora hanno dovuto affrontare lunghi viaggi

La controversia riguarda principalmente l’organizzazione del voto all’estero. I cittadini serbi residenti in diversi Paesi hanno lamentato la mancata apertura di seggi nelle loro zone, costringendo alcuni di loro a percorrere centinaia o addirittura migliaia di chilometri per poter votare.

La Commissione elettorale della Repubblica ha approvato 93 seggi elettorali all’estero su proposta del ministero degli Esteri, rispetto agli 81 delle elezioni del 2023. Quasi 100.000 cittadini serbi si sono registrati per votare dall’estero, quasi il triplo rispetto al 2023.

La commissione ha inoltre stabilito che il voto della diaspora dovesse svolgersi contemporaneamente a quello in Serbia, indipendentemente dal fuso orario. Ciò ha fatto sì che alcuni seggi negli Stati Uniti aprissero all’una di notte, ora locale, mentre in alcune zone dell’Australia e della Nuova Zelanda il voto si svolgesse durante la notte.

Diverse città che avevano ospitato seggi nelle elezioni precedenti sono state escluse dall’elenco, tra cui Sofia, Bratislava, Ginevra, Lugano e Vancouver. In alcuni casi, gli elettori hanno dovuto affrontare viaggi di centinaia o persino migliaia di chilometri.

I cittadini serbi residenti a Salonicco, per esempio, avrebbero dovuto percorrere circa 500 chilometri per raggiungere Atene, mentre gli elettori in Islanda avrebbero dovuto recarsi a Oslo, a circa 1.800 chilometri di distanza. In Australia, gli elettori di Perth e Brisbane sono stati esclusi dai seggi designati a Melbourne, nonostante le due città distino rispettivamente circa 2.700 e 1.350 chilometri.

Le modalità organizzative hanno suscitato critiche anche per quanto riguarda gli orari di voto. I seggi all’estero erano programmati per essere aperti dalle 7:00 alle 20:00, ora dell’Europa centrale, il che significava che in Nuova Zelanda il voto si sarebbe svolto dalle 19:00 ora locale fino alle 8:00 del mattino successivo.

I critici hanno affermato che questa decisione rompeva con la prassi seguita dal 2016, che prevedeva la definizione degli orari di apertura dei seggi sulla base dell’ora locale, rendendo potenzialmente più difficile per gli elettori della diaspora esercitare il proprio diritto di voto. Il numero e gli orari dei seggi hanno alimentato le critiche secondo cui le modalità organizzative avrebbero potuto rendere più difficile la partecipazione elettorale dei cittadini serbi residenti all’estero.

In precedenza, Đurić aveva respinto le accuse secondo cui la scelta dei luoghi in cui aprire i seggi sarebbe stata effettuata sulla base delle presunte preferenze politiche degli elettori. Il ministro ha affermato che le decisioni erano state prese tenendo conto di diversi fattori oggettivi, tra cui logistica, sicurezza, disponibilità degli spazi e personale disponibile, e non semplicemente del numero di elettori registrati.

La Commissione elettorale ha approvato la rete dei seggi sulla base della proposta del ministero degli Esteri, ponendo così il ministero al centro della controversia sull’accesso al voto.

In foto: Il ministro degli Esteri serbo Marko Đurić [Oseiters, X]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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